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Muti talks about Simon Boccanegra with the “Italian” character of Giuseppe Verdi
A special night before conducting Verdi’s opera.
– Valerio Cappelli | November 27, 2012
ROMA – «E insomma, lei è cresciuta pensando di essere Amelia Grimaldi, che non era. Meno male che tra poche ore dirigo quest’opera, mi sto perdendo anch’io». Le diverse anime di Riccardo Muti, la giocosità, l’affabilità, la cultura, la profondità di sguardo, si sono mostrate nell’incontro di lunedì sera, nell’Aula Magna della Sapienza, davanti a studenti e professori. Una seconda occasione di avvicinare un’opera complessa come il Simon Boccanegra , dopo la generale aperta anche agli anziani, ai disabili e a un centinaio di detenuti.E martedì sera la stagione dell’Opera apre dunque con questo titolo che a Roma manca dal 1996, introducendo il bicentenario di Verdi. Presenti in sala, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Mario Monti.
Nell’incontro di lunedì Muti ha guidato il pubblico con la torcia in questa trama inestricabile. Per la prima volta, per un’opera in italiano, Muti ha voluto i sovratitoli per aiutare la comprensione della trama: un’opera che dal prologo (dove i personaggi hanno un nome diverso) al terz’atto attraversa venticinque anni, e ventiquattro passarono dalla prima alla seconda versione, del 1881, che guarda a Otello e dunque appartiene all’ultima fase creativa verdiana. Ma è la bellezza della musica che il maestro ha voluto illuminare. Il direttore lo ritiene un capolavoro assoluto. «Certo non ha la popolarità di un Trovatore , perché il pubblico si aspettava da Verdi un’opera nello stile e nella generosità di melodie. Nel Simone le melodie abbondano, solo che non sono scritte in modo da compiacere il pubblico, ma in funzione drammatica».
Muti guided the public with a torch through this inextricable plot. It was the first time he asked for subtitles for an Italian opera to help the understanding: an opera covering a time laps of twenty-five years from the prologue – where characters even have different names – to the third act.Twenty-four years passed between the first and second version dated 1881 and looking to the upcoming Otello and therefore belonging to the last creative phase of Verdi. But it is the beauty of music that the Maestro wants to enlighten. The conductor believes this is an absolute masterpiece: “Of course it hasn’t the popularity of Il trovatore, because the audience expected from Verdi an opera in that style and in that melodic generosity. Simone does have a lot of melodies. It’s just that they were written in a dramatic function, rather than to please the audience”.
Muti entra nell’italianità dell’autore che più lo ha accompagnato nella sua vita, una musica in cui respira tutto il carattere italiano, il desiderio, la passione, cose che fanno parte intimamente del nostro carattere e della nostra natura: «Verdi rappresenta l’Italia, fu uno degli artefici dell’unità d’Italia». Cita una lettera del 1883 all’avvocato Carlo Piroli, in cui spiega perché declinò l’invito del ministro a far parte della Commissione per l’arte musicale e drammatica, e il pensiero di chi ascolta vola alla prima scaligera nel segno di Wagner: «Il germanismo ci invade. I nostri maestri seguono la corrente, non credono più all’arte italiana e non sanno più scrivere italianamente. Così il nostro teatro muore». Passando al Simon Boccanegra , Muti fa dei quiz (tutti risolti) sul senso ermetico di alcuni dialoghi. «Cosa vuol dire: sei sacro alla bipenne? Oppure: e tu, Vergin, soffristi rapita a lei la verginal corona?». «Soffrire in latino significa sopportare. Come hai potuto tollerare che venisse tolta la verginità, eccetera. Ma tanto vedo che sapete tutto».
Sui personaggi: Simone il corsaro eletto doge, «non è una figura d’azione, è un politico e un sognatore. In realtà il corsaro in famiglia era suo fratello Egidio. Ma si può chiamare Egidio, un corsaro? E il doge, comunque, non ha nulla del corsaro. Gabriele Adorno non poteva essere un partigiano del doge, non avrebbe funzionato drammaturgicamente. Era innamorato di Amelia-Maria, ma nemico del doge. E qui cominciano quelle situazioni che Verdi mette in musica in modo sublime. La chiave importante è la presenza di tre uomini, il doge, Fiesco e Paolo Albiani che rappresenta il Male. Sono loro che determinano la tinta scura dell’opera e danno a questa vicenda di figli morti un alone di tristezza».
Un altro protagonista è il mare, e allora Muti si mette al pianoforte e regala il meraviglioso iniziale movimento ondulatorio, così diverso dall’inizio della prima versione, al tempo del Verdi irruento, che Muti suona per far capire come cresce nel tempo un uomo e un artista. E poi il finale, «una delle cose più toccanti, in genere troviamo il tenore mentre guarda il soprano che piange. Qui l’atto d’amore è tra due colossi, il doge e Fiesco, che si abbracciano per il dolore della figlia e della nipote ritrovata. Verdi aveva perduto moglie e figli, c’è qualcosa di assolutamente personale, autobiografico. Come in tutte le opere di Verdi».
Muti ha mostrato altri esempi al pianoforte, sostenuto da due giovani e affermati cantanti, Riccardo Zanellato e Eleonora Buratto. Quasi ossessionato dalla chiarezza, dalla pronuncia, dal significato di parole scolpite come una scultura di Michelangelo, ha parlato di «quella nota che richiede quella parola. E quella parola deve avere il colore di quella nota».
Una serata emozionante, uno «spettacolo» segnato dalla grandezza della semplicità.
Another protagonist is the sea. Thus Muti sits at the piano and offers us that wonderful wave movement at the beginning, so different from the beginning of the first version from the time of an impetuous Verdi. Muti plays to let us understand how a man and an artist grow in time. And then the finale: “one of the most moving musical pages. Usually we can see the tenor watching the soprano crying. But here, the love gesture is between two giants, the doge and Fiesco, hugging for the pain of the daughter and granddaughter they could finally find again. Verdi had lost both his wife and children, there is something absolutely personal here, autobiographical. Like in all of his operas.”A moving night. A “show” marked by the greatness of simplicity.
Valerio Cappelli, Corriere della Sera – Roma, November 27, 2012
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